Meta, il Metaverso e il futuro di Internet

Mark Zuckerberg ha annunciato che la società che riunisce tutti i social network e tutte le attività del gruppo cambierà nome: non si chiamerà più Facebook, ma Meta.

di Change
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Marc Zuckerberg Metaverso

Che cos’è il Metaverso e quali saranno le sue implicazioni?

Ieri Mark Zuckerberg ha annunciato che la società che riunisce tutti i social network e tutte le attività del gruppo cambierà nome: non si chiamerà più Facebook, ma Meta. La decisione di Facebook segue l’esempio di Google che ha costituito Alphabet nel 2015. 

Non pochi hanno notato che questo annuncio cade nel peggior momento di crisi vissuto da Facebook nella sua storia: si è parlato insistentemente delle dimissioni di Zuckerberg nei giorni scorsi e l’annuncio di ieri sembra essere una risposta perentoria a queste voci.

Al di là delle valutazioni tattiche e delle considerazioni di ordine economico, che lasciamo ad altri analisti più preparati di noi su questi temi, vale la pena però di soffermarsi sul senso strategico e sulla visione che il colosso di Menlo Park ha voluto proporre con questo rebranding.

Il Metaverso: la nuova strategia di Facebook

La parola chiave del nuovo posizionamento di Meta è “metaverso”. La definizione in realtà non è nuova: è da tempo che Facebook insiste su questo termine per indicare la sua visione dello sviluppo di internet.

L’origine di questo termine (a parte l’etimologia greca sulla quale lo stesso Zuckerberg si è soffermato) è da ricercare in “Snow Crash”, romanzo di fantascienza pubblicato da Neal Stephenson nel 1992. In questa storia cyberpunk il metaverso viene descritto come una realtà virtuale in cui le persone vengono rappresentate con il proprio avatar e possono interagire tra loro.

Non è in realtà un’idea proprio nuova: ricordiamo tutti l’esperienza di Second Life, il mondo virtuale prodotto da Linden Lab nel 2003. Second Life ebbe un momento di grande successo ma che si sfaldò in tempi piuttosto brevi.


Sarebbe fin troppo facile però predire l’insuccesso del metaverso di Zuckerberg basandosi su questa storia: è evidente che gli sviluppi tecnologici degli ultimi vent’anni pongono quest’idea in un contesto totalmente diverso, con prospettive tutte da verificare.

Sarà un successo?

La discussione che inevitabilmente si è sviluppata immediatamente dopo l’annuncio tende come al solito a polarizzarsi su posizioni di giudizio piuttosto nette. Da una parte c’è chi prevede una nuova rivoluzione di grande successo, dall’altra chi ipotizza un disastro annunciato. I secondi si basano appunto su esperienze precedenti come Second Life o anche sui risultati ancora non del tutto soddisfacenti raggiunti da Facebook nella realtà virtuale con progetti come Oculus. Ancora: c’è chi vede in questa visione una grande utopia positiva, una sorta di realizzazione del sogno iniziale di internet, e chi immagina invece un inferno virtuale in cui le nostre vite sarebbero sradicate dalla realtà per trasformarci in fantasmi senza volontà.

Come sempre il buon senso vuole che la realtà stia nel mezzo: non sappiamo davvero che cosa sarà di Meta e del suo Metaverso, ma dobbiamo dare credito a una delle più grandi aziende del mondo, che ha preso una decisione in linea con il proprio percorso. Quanto al giudizio che questa supposta rivoluzione avrà sulla società mondiale e sulle nostre vite, dovremmo aver imparato che tutti i progressi tecnologici portano con sé elementi positivi e negativi, che spesso possono essere valutati solo a posteriori.

Dove va la rete?

Quello che però possiamo senz’altro rilevare è che si stanno sempre più focalizzando due grandi trend nel marketing in internet e nella società mondiale:

  • Da un lato la grande internet globale, controllata da pochi colossi super concentrati, con un potenziale tecnologico ormai impossibile da contrastare per chiunque altro;
  • Dall’altro la spinta verso la localizzazione, il piccolo, l’esperienza fisica e personale e il valore della relazione umana “diretta”.

Il primo trend per molti versi ci spaventa ma, insieme alle evidenti distopie che si porta appresso, non possiamo negare i vantaggi concreti che negli ultimi decenni ha prodotto nelle nostre vite: l’accesso all’informazione, le potenzialità di relazione e di acquisto si sono moltiplicate in modo esponenziale.

Il secondo trend viene interpretato da alcuni come la inutile resistenza del vecchio mondo e dei vecchi sistemi economici alla nuova inarrestabile onda tecnologica.

L’errore è considerare queste due tendenze come opposte e in contrasto tra loro. Non si può pensare di fermare il metaverso, qualunque forma o direzione prenderà nei prossimi anni. Si può però spingere la nuova internet verso una migliore ecologia delle relazioni interpersonali e tra persone e aziende.

Cosa possono fare concretamente le aziende?

Il fascino della tecnologia ha spinto molti negli ultimi anni a privilegiare gli strumenti alle reali finalità d’impresa. Dover a tutti i costi avere quella o quell’altro strumento o tecnologia per non restare indietro ha portato gran parte delle aziende a diluire e disperdere il proprio valore e la propria rilevanza. Confuso nell’enorme e affollato flusso di informazioni, il messaggio dei brand è diventato un flash indistinguibile nella massa, con pochissime possibilità di costruire un significato persistente.

Le aziende devono ricominciare a investire su sé stesse, sul proprio ruolo e sul proprio significato nel mondo e nel loro mercato. E devono comunicarlo in modo consistente, ricostruendo una vera relazione con le persone. I clienti, le persone, non sono solo lead da macinare in un motore di big data: sono individui reali, non entità virtuali. Bisogna ricominciare a parlare con loro in modo diretto e chiaro, interessandoli, dando loro del valore, riportando l’elemento umano al centro del messaggio.

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