Jack Dorsey: la rivoluzione del Web 3.0 è una bugia

Il mito della rete democratica e diffusa è reale o è un'ipocrisia che nasconde una crescente concentrazione delle risorse?

di Change
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Jack Dorsey

C’è una regola non scritta che vincola i membri della ristretta cerchia degli innovatori-miliardari della Silicon Valley: mai criticare gli altri membri del club nella loro nobile missione di salvare il mondo.

E’ a questa legge che Jack Dorsey è venuto meno qualche giorno fa pubblicando un tweet che ha fatto molto rumore:

Jack Dorsey Tweet on Web 3.0

Per inquadrare la questione partiamo dal principio

Fin dagli esordi dell’epopea del web la Silicon Valley ha costruito il proprio storytelling su un principio fondamentale: la tecnologia ha la finalità di migliorare il mondo, di renderlo più libero, aperto e democratico. Lo scopo di un imprenditore non deve essere di fare soldi, ma di far progredire l’umanità. Se questo poi lo porta a diventare miliardario, è un fatto del tutto incidentale.

La promessa della rete era di democratizzare l’informazione, di disintermediare e di liberare le persone dai poteri economici e politici costituiti. La rete doveva essere di tutti e di nessuno, un luogo libero e senza padroni, in cui ognuno avrebbe potuto esprimersi e competere alla pari con tutti gli altri.

Come siano andate le cose lo sappiamo. Non c’è mai stata al mondo una tale concentrazione di potere, conoscenza e denaro come nel mondo della rete. I tre più grandi player controllano ormai più della metà degli investimenti pubblicitari mondiali. Il rapporto Oxfam di pochi giorni fa rileva come negli ultimi due anni la ricchezza mondiale si sia ulteriormente concentrata nelle mani di pochi super ricchi (guarda caso in gran parte imprenditori della rete e della tecnologia).

Il Web 3.0: la nuova terra promessa?

Il cosiddetto Web 3.0 è rappresentato da un ecosistema basato piattaforme decentralizzate come Ethereum. Si tratta di un sistema blockchain, che prevede quindi un meccanismo di controllo e distribuzione delle informazioni peer to peer. In teoria questo significa che nessuno può esercitare un controllo sulle attività della nuova rete.
Secondo gli accoliti di questa nuova tecno-ideologia, gli utenti saranno i veri proprietari del sistema, ognuno per la sua piccola quota. Grazie al sistema degli NFT e delle criptovalute sarà letteralmente possibile essere proprietari di singoli elementi della rete.

Cosa ha voluto dire Jack Dorsey

Nel suo tweet Dorsey mette in dubbio proprio questo assunto. Quando scrive “you don’t Own Web 3.0” sostiene che quella di partecipare davvero al controllo della rete è solo un’illusione. Sono sempre i grandi gruppi, i Venture Capital e i loro Limited Partner ad avere il potere. Cambia l’etichetta, non il contenuto.

A guardare i dati è difficile dargli torto: secondo un’indagine di Chainalisys oggi l’80% del valore complessivo degli NFT è controllato dal 9% degli account. Ancora più concentrato è il controllo delle criptovalute: il 95% del valore globale dei Bitcoin è oggi posseduto dal 2% degli account.

 

Concentrazione e disuguaglianze nel web 3.0

In pratica i grandi gruppi, sfruttando le loro capacità finanziarie e le loro competenze, si sono mossi con anticipo. Hanno già occupato il campo del nuovo Web lasciando agli altri solo le briciole. La prospettiva sembra essere quella di una concentrazione ancora crescente nel futuro.
Se queste sono le premesse, il rinato sogno della grande rete libera e democratica somiglierebbe piuttosto a un incubo.

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